BEPPE
1 NARDO’
(LE), 23 luglio2004 Registrazione
effettuata con telecamera analogica (8 mm) Sony.
Allora…
ieri ho lavorato la mattina dalle otto. Verso l’una abbiamo
finito…
Stamattina
alle cinque ho preso il caffé. Verso le sei meno venti siamo
partiti con gli operai, abbiamo fatto una macchina. Dopo verso le
undici li ho portati al bar, poi da Mimì. Abbiamo mangiato.
Dopo di nuovo all’Agip… tanto il punto di riferimento è
quello. Non è che… giri giri ti trovi sempre li.
Dopo
siamo stati al mare. Ho preso tutti i ragazzi e li ho portati al
mare. Un’opera di bene, senza pagare… senza niente. Per
divertirsi anche un poco…
Dopo
sono stato con gli amici.
Per
me tutte le giornate sono uguali. Perché quando ti alzi la
mattina non c’è una giornata dura o meno… quando
dormi fuori… ti alzi la mattina… sono tutte giornate
proprio bruttissime…
Poi
dipende dai problemi che ci sono…
Ci
sono tante cose nella vita.
Sopra
il lavoro sono ebreo. Non c’è perdono. Il pane è
sacro, da saperlo rispettare. Se non lo rispetti, non ti rispetta
neanche lui.
Io
può darsi che tengo difetti, ognuno guarda i suoi, ma sopra al
lavoro… non si scherza sopra il pane. Qua non ci sono
sbagli,non ti dico di essere un orologio svizzero… perché
nessuno è perfetto.
Sono
tutti ragazzi educatissimi. Hanno voglia di lavorare.sanno che il
Sabato facciamo i conti, sono pagati al millesimo. E sono tranquilli.
La mattina li trovi pronti col bidone dell’acqua… la
sera col pensiero di lavorare. Sono giovani, uno solo tiene
cinquant’anni. Il bisogno non ha né età né
pietà. Ieri ho cercato di licenziarlo… ma mi ha
commosso stamattina; è venuto di nuovo, l’ho trovato con
la squadra. Perché lui tiene sempre quel pensiero che è
inferiore (parla di un uomo senegalese, ndr.), e che siamo
razzisti.
Anche
la squadra tutta… prega con loro, mangia con loro… lo
vogliono bene… anche se lo vedono stanco, lo scansiamo del
lavoro. Ma lui sempre quella cosa… perché è
nero… tiene sempre quella cosa… la mentalità è
una cosa radicale… io mi dispiace, ma purtroppo… Ieri
ho fatto i conti, e come è uscito per lui è uscito per
gli altri… ma dice… ma come paghiamo tutti sei pagato
anche tu… non è uno meglio… perché
dividiamo, dividiamo tutti.
Lui
pensa (di essere pagato meno degli altri, ndr.)… ma a
me non mi piace questo. A me non mi prende niente di mio e io non ci
prendo niente di suo.
Ci
vediamo all’Agip, prendiamo un caffè… fuori di
quello non voglio sapere niente…non i interessa.
I
camion non c’erano; abbiamo caricato sabato, ancora non li
hanno scaricati.
Ho
cominciato esattamente a fare questo mestiere che era Luglio ’93.
Qui, a Nardò, e a Foggia. Si, lavoravo anche io; dopo, piano
piano… Poi lavoravo con uno a Foggia, Gaetano, che mi disse:
“Guarda ti pago la giornata, controlli gli operai”.
All’epoca centomila lire erano soldi… e ho cominciato.
Guardavo la raccolta dei pomodori… i cassoni che fanno, se
sono pieni, se sono vuoti, se mettono le frasche, se mettono cazzate
dentro.
Vengono
licenziati e non vengono pagati quelli…
Una
volta a Foggia, con questo Gaetano, abbiamo cominciato con duecento
cassette. A fine settimana ne abbiamo trovate trentotto. Perché
ci sono cassette piccole per riempire i binzi, i cassoni, grandi…
le mettevano nei cassoni. Hanno chiamato da Napoli, di venire a
prendersi le cassette… allora c’erano cento persone.
Nei
pomodori non c’è numero nelle squadre per il pomodoro.
Perché ognuno lavora per fatti suoi. Tu fai quello che puoi
fare. Ci sono quelli che fanno anche trenta cassoni al giorno. Nel
’94 due persone hanno fatto un autotreno: ottantotto cassoni.
Gli
orari non ci sono, perché se arriva un autotreno per esempio
verso le cinque, le sei di sera, da caricare… è da
caricare. Perché se scende i primi quattro binzi, i cassoni,
lo devi finire. E allora l’orario non c’è…
le nove, nove e mezza… tante volte rimangono per il mattino,
ma la maggior parte se cominci un autotreno devi finirlo.
(perché
sei venuto in Italia?)
Sbaglio
della gioventù. Ma… è una scelta personale…
il discorso mi è piaciuto, e sono stato. Anche la mentalità…
e la gente. Al sud mi trovo bene con la gente… c’è
comunicazione… penso quasi di essere al mio paese… la
stessa cosa. Tanto sei rispettato, ti vogliono bene… dove vai…
e allora che pretendi?
(e
i soldi?)
I
soldi… quelli che facciamo, consumiamo… se non ci sono,
chi se ne frega!
I
miei li ho avvisati. Hanno detto: “Fai quello che vuoi…”.
Sono pentito da una parte, contento dall’altra. Perché
lasci una famiglia… frati, sore…
(tornare?)
Ma
ormai! Che torno a fare? Da fare un’altra vita? Da cominciare
da zero?!
Me
ne frego dei soldi io. Basta vivere. Basta che c’è
qualcosa per la vecchiaia. Tengo i contributi, tengo tutte cose…
arriva la disoccupazione…
Ricominciare
da zero… un’altra amicizia… di nuovo…
allora non conviene ormai (tornare, ndr.). Dove c’è
trenta, c’è trentuno… Sabato mi ha preso la
nostalgia e ho chiamato…mia madre.
È’
del ’47, mio padre del ’40. Una foto non ce l’ho.
Io
sono brutto… l’ho preso da loro. Mio padre non è
che è tanto alto. Mia ma madre abbastanza. Scura? E io sono
scuro? Ora si… bruciato dal sole.
La
mama è castana. Mio padre ha gli occhi blu. Due occhi azzurri
che sono una bellezza…non è tanto alto, ma… Ci
sentiamo co’ tutti, perché mi vogliono bene. Mi chiamano
anche loro. Io so’ contento. A me basta che non mi toccano.
Sono tranquillo…
(Cosa
ti piace di questo lavoro?)
L’avventura,
il contatto con la gente. Trovi il contadino che è zero di
cervello… un commerciante di cento per cento di cervello…
trovi di tutte le maniere… di tutti i colori… questo è
un lavoro da farlo come gli zingari: perché la mattina
t’incontri col mediatore, t’incontri col commerciante,
col contadino, con quello che la vuole cotta, con quello che la vuole
cruda. E li proprio c’è un’armonia…
Mi
piace che sono indipendente proprio. Non mi comanda nessuno. Ho il
gusto del lavoro.
(La
terra ti piace?)
Si.
Prendere
la zappa no. Qualsiasi tipo di lavoro al livello dell’agricoltura
mi piace. Meglio che andare in galera dietro quattro mura. Mi brucio
col sole…
(Cosa
non ti piace?)
Non
lavorare, stare fermo. Non a livello economico, quanto psicologico.
Se
qualcuno è obbligato di fare questo lavoro… non lo ama
di sicuro. Vengo, faccio la mia giornata… mi paghi.
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