Armamaxa teatro
presenta
 
mammaliturchi
errare humanum est
 
 
di e con Enrico Messina e Micaela Sapienza
consulenza artistica Federico Toni
disegno luci Michelangelo Campanale, Sebastiano Cascione
ricerca fotografica Pasquale Susca
organizzazione Massimo Momoli

 

in collaborazione con
Provincia di Foggia
 
con il sostegno di
Tracce di Teatro d'Autore, Pieve di Cento (BO)
Teatro Kismet Opera - I. P. M. "Fornelli" di Bari
 
e di
La Luna nel Pozzo (Ostuni), Piccolo Parallelo (Romanengo),
Santarcangelo dei Teatri (Santarcangelo di Romagna),
Teatro Art'In Scena (Costa Volpino), Zero De Conduite (Napoli)
 
con il patrocinio di
DAMS Salento - Università degli Studi di Lecce

 

 
LO SPETTACOLO
 
Chi sono questi "strani-eroi" dal passo lento e paziente in cammino sul ciglio delle nostre strade? Al lavoro nei nostri campi? E cosa ci lega a loro? Storie. Storie di uomini. E di incontri fatti di silenzi, sguardi , parole a metà, sfoghi incontenibili. A volte l'urgenza di comunicare, a volte la prudenza di studiarti prima.
 
Come raccontarle? Con quale poesia? Quali parole? E perché?
 
Mammaliturchi nasce da queste domande, piccole e umanissime, e prova a togliere il velo d'indifferenza sulla questione dell'immigrazione e del lavoro immigrato. Indifferenza che, nata forse dalla paura e dalle differenze, si alimenta ormai solo dell'abitudine. A vederli; ma come se non ci fossero: sulle spiagge ogni estate mentre "noi" ci si riposa, nelle strade, nei campi, sui marciapiedi di notte, ai semafori, nelle stazioni, nei discount delle sottomarche. Troppo lontani per riguardarci davvero da vicino.
 
Ma i "turchi" oramai sono già qui e sono in tanti, venuti a guadagnarsi la giornata. E ci cambiano la storia, mescolando le loro lingue che ".qualche volta cantano, qualche volta sprofondano nel silenzio." alla nostra; e che noi, figli di una terra che un tempo ci costrinse ad andare, via, lontano, "noi che siamo stati naviganti senza sapere navigare", non abbiamo voglia di ascoltare. Ci cambiano la storia; portando con sé storie e narrazioni che, con l'incedere lento e inarrestabile del tempo, arricchiranno le nostre.
 
Da dove vengono? Non è un mistero. Ma chi sono? Come si chiamano? Nessuno ti racconterà mai una storia se tu non gliene racconti una in cambio. E per questo ci vuole tempo. Tempo.
 
Non basta il tempo di un semaforo. Ci vuole il tempo lungo del ricordo, della memoria. Il tempo lungo di un paio di scarpe consumate, il tempo lungo di una canzone a 45 giri e quello del vestito buono, il tempo lungo di una giornata al sole passata a guardare le angurie "volare". Il tempo di dodici peroni, il tempo del confronto. Il tempo di Beppe, di Mario, di Giulio. E quello di Anna. Il tempo del sorgere e del tramontare.
 
Quel tempo ce lo siamo preso con loro nei campi di angurie e pomodori; e un po' alla volta le storie sono arrivate.
 
Lo spettacolo è un viaggio che attraversa e coglie nel loro contrasto più estremo due sguardi sul mondo, quello di noi italiani e quello degli stranieri in Italia, che ogni giorno, e ogni estate puntualmente, s'incrociano senza incontrarsi mai, senza neppure vedersi. Le voci e il corpo degli attori si fanno carico di quegli sguardi, da quelli più feroci e disillusi a quelli più ironici e frivoli, con un contrappunto reso ancora più evidente dal forte contrasto fra musiche leggere e lontane nel tempo, e le voci e le parole dure come pietre delle testimonianze raccolte tra i lavoratori stagionali stranieri.
 
Un'onda continua che, da picchi di leggerezza e ironia quasi irriverente, precipita lo spettatore nella realtà scomoda e dura del lavoro nero e sfruttato di braccia e gambe che "sono uomini", per ricongiungerlo infine alle proprie radici: quelle di un popolo che si fece migrante e dovette partire da questa "amara terra mia".
 
IL PROGETTO
 
"Creare nuova memoria". Queste parole chiudevano il Progetto Braccianti che, sostenuto con lungimiranza e fortuna dalla Provincia di Foggia, dalla Provincia di Bologna e da Tracce di Teatro d'Autore, ha avuto il merito di risvegliare l'attenzione verso uno dei temi cardine della nostra cultura: il lavoro e, in particolare, il lavoro bracciantile.
 
La ricerca di Armamaxa continua ad indagare il territorio del sociale e della memoria con MAMMALITURCHI, con cui intendiamo, attraverso la fertile mescolanza di teatro, antropologia culturale, fotografia, provare a preservare una "memoria" nell'attimo stesso, per una volta, in cui si sta formando; tessendo un filo, metodologico e prima ancora etico e artistico, che dia continuità al nostro lavoro.
 
I materiali raccolti nel corso della ricerca stanno costituendo via via una sorta di archivio di questa "nuova memoria" della terra. Sono pubblicati sul sito www.progettobraccianti.it, dove possono essere liberamente consultati, a disposizione di chi, con noi vorrà condividerli, elaborarli, ripensarli, discuterli, raccontarli. È stata inoltre allestita una mostra fotografica - SBARCHI, foto di Pasquale Susca - che accompagna in ogni sua tappa il lavoro teatrale e racconta il frutto prezioso della ricerca.
 
Una particolare sezione della mostra, MEMORIE IN TRANSITO, è stata inoltre allestita all'interno dell'Istituto Penale Minorile "Fornelli di Bari" in occasione della presentazione del primo studio di Mammaliturchi : le fotografie di Pasquale Susca, visibili per ragioni di riservatezza solo all'interno dell'Istituto, raccontano parte del percorso teatrale, Stranièroi, compiuto dai ragazzi stranieri detenuti con gli attori di Armamaxa. La mostra è stata donata, dopo l'esposizione, all'Istituto Penale Minorile "Fornelli" di Bari.
 

 
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